"Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi"

Avevo fatto male i conti: Milano – Abu Dhabi 6h circa, Abu Dhabi – Tokyo altre 6h. Peccato che non sia stagione di sconti, perché Abu Dhabi – Tokyo sono 9h suonate, in compagnia di due bambini che hanno reputato il sistema di intrattenimento offerto da Etihad poco interessante, e hanno tenuto compagnia a circa 300 passeggeri piangendo e rognando per quasi tutta la tratta… per fortuna sono riuscito a dormire un po'.
Atterriamo a Tokyo, Narita Airport, grande ma non uno dei più grandi che ho visto, ma di sicuro (e qua subentra il cambio di continente e, soprattutto, di idioma) incasinato. Passiamo l'immigrazione in pochi minuti, il personale dell'aeroporto è presente ovunque e gentile in maniera pro attiva (se ti vedono perplessi o spaesati, vengono in tuo aiuto prima che tu capisca cosa stia succedendo). Recuperiamo il leggendario Japan Rail Pass all'ufficio JR e prendiamo la "blue line railway" con destinazione Shimbashi Station, praticamente nel cuore del quartiere Ginza.

La vista dal treno per certi versi sembrerebbe banale (campagne, campi coltivati, piccoli centri abitati), non fosse che tutto quanto ha un aspetto molto pittoresco e geometricamente originale: in qualche modo affascina subito! Passa un'altra, infinita, ora e mezza di treno e finalmente veniamo catapultati nel cuore di Tokyo, a due passi dal mare (che ancora non abbiamo visto): palazzi moderni e altissimi, luci anche in pieno pomeriggio, attraversamenti pedonali larghi parecchi metri, fiumi di persone che allo scattare del verde attraversano insieme come durante una marcia.
Pochi minuti a piedi (grazie Google Maps) e arriviamo al nostro Capsule Hotel: Tokyo Ginza Bay Hotel. Ma che è un Capsule Hotel? Ed ecco la risposta 👇🏻

Le prossime due notti dormiremo in capsule di 3 metri per 1.5 circa, fornite di tutto ciò che può servire: pigiama, ciabatte, asciugamani, coperte, armadietti personali per i propri bagagli ecc… L'organizzazione è davvero impeccabile, tutti i locali sono pulitissimi, si cammina ovunque rigorosamente in ciabatte (le scarpe vengono lasciate in un locker all'ingresso). La struttura fornisce qualsiasi cosa possa servire: spazzolino da denti, dentifricio, rasoio, schiuma da barba, sapone, shampoo, balsamo… insomma: tutto!

Lo ammetto, è un concetto di "accommodation" talmente diverso da tutto quello che abbiamo sperimentato finora che c'è voluto qualche momento per ambientarsi! Detto questo, sistemiamo le borse, doccia al volo e si esce!

La cosa che mi colpisce è che è già buio (sono le 18.30), quindi prendiamo un taxi che, con circa 3.050 JPY (una ventina di euro) ci porta nel quartiere chiamato Shinjuku. Nel giro di pochi minuti ci rendiamo conto che la fame sta prendendo il sopravvento, quindi inizia la ricerca serrata di un locale tipico. Troviamo ciò che fa al caso nostro abbastanza in fretta: un tradizionale locale giapponese, popolato da giapponesi, che parlano solo giapponese, e mangiano solo giapponese, ordinando da un menù scritto solo in giapponese (per fortuna le figure ci hanno salvato)!

Dopo un attimo di perplessità, quando arrivano i primi piatti sono uno più buono dell'altro: riso saltato con granchio, un tortino di salmone, spada, polipo e salse varie, due cubetti di prosciutto locale fritto, un piatto di sushi misto e uno di sashimi di tonno, spaghetti di soia con semi di vario tipo e una leggera tempura di pesciolini di mare… e che sapori! Ci godiamo la cena con calma, e dopo un paio di birre usciamo senza meta alla scoperta del quartiere. Tra l'altro, tutta la zona della movida è controllata dalla Yakuza (la mafia giapponese) — la foto a seguire è la "porta di ingresso" nel loro territorio.

La cosa però non deve spaventare: è più un'attrazione turistica che un quartiere di gangster, e si gira tranquillamente senza nessun problema. Spinti dalla curiosità finiamo in un "VR Building", dove ci facciamo una partita a "Mario Kart" in Virtual Reality: detto in francese, una figata spaziale, peccato che averlo fatto subito dopo cena non sia stata la migliore delle idee — la VR può provocare un po' di nausea 🤢

Finiamo il giro e, tra spostamenti vari e jet lag, decidiamo di tornare alle nostre capsule per dormire e ripartire all'indomani belli carichi!



Battesimo della capsula: tutto a posto, siamo sopravvissuti e, personalmente, ho dormito profondamente bene. Unico difetto: ho sofferto un po' il caldo, purtroppo non c'è modo di regolare la temperatura!
Prima meta designata: Tsukiji Fish Market, ovvero il mercato del pesce di Tokyo, nonché il più grande mercato del pesce al mondo, che raggiungiamo in una decina di minuti a piedi dal nostro hotel a Ginza. Camminando per le strade notiamo già i primi sakura in fiore, ovvero la pianta di ciliegio dai fiori rosa che ha reso famosa nel mondo la primavera giapponese. Man mano che ci avviciniamo alla meta, l'odore di mare e di pesce nell'aria si fa più calcato.

Il mercato è un groviglio di bancarelle, turisti, lavoratori, clienti, urla, colori, odori e… pesce ovunque, forme e colori che non avevo visto neanche nei film! Alcune precisazioni importanti: i lavoratori non amano particolarmente i turisti; non amano nemmeno che si facciano fotografie (mi sono preso un bel dito medio mentre provavo a filmare due ragazzi che tagliavano un tonno a metà con una sega circolare); si muovono nel labirinto del mercato con delle specie di moto-carrelli a velocità folle, e sei tu che devi stare attento a loro.

I "ferri del mestiere", che assomigliano più a delle armi medievali che a raffinati coltelli, sono delle spade a lama dritta o seghettata con cui filettano questi pesci enormi. Il giro prosegue, ci mettiamo circa un'ora per esplorare tutto il mercato.



Alcune scene non sono proprio simpatiche da vedere — il pesce viene sempre lavorato ancora vivo. Nonostante questo, ci è venuta fame e troviamo un minuscolo locale chiamato "Iso Sushi", con pochissimi posti a sedere. Fuori c'è una piccola coda e uno dei cuochi raccoglie gli ordini in anticipo dai clienti in attesa.

Una volta entrati, una decina di posti al massimo, tutti a bordo banco di fronte a due cuochi impegnati a preparare il sushi al momento. Una simpatica vecchina giapponese serve tè verde bollente e zuppa di miso.

Il pesce viene filettato e servito fresco, si scioglie letteralmente in bocca. Il sapore è squisito, con un retrogusto piccante di wasabi messo di default in piccole dosi in ogni singolo pezzo. Il conto: 9.700 JPY, circa 73€ per tre piatti di sushi. Ne è valsa la pena.

Ripartiamo a piedi verso nord, direzione Ginza Street. Al secondo piano di uno show-room Nissan nel Ginza Place, si trova un bar che prepara dei cappuccini speciali… con la nostra faccia stampata sul latte! Mai vista prima d'ora una "stampante a cacao".

Il vagabondare ci porta dritti a Chiyoda, un enorme parco al cui interno si trova anche il Palazzo Imperiale. Dal viale che conduce al parco si può godere di una splendida fioritura di ciliegi.


Nel pomeriggio prendiamo la metro verso Shibuya, il quartiere più giovane e alternativo di Tokyo. Insegne luminose, palazzi moderni, un traffico intenso ma ben organizzato, negozi di ogni marca e tantissime persone, molte delle quali camminano a testa bassa, incollate ai propri smartphone. Shibuya è consigliata soprattutto per la vita notturna — ci torneremo più avanti.

Usciamo dalla Shimbashi Station dal lato opposto, che si affaccia su un groviglio di viuzze strette ed affollate tappezzate da tantissimi localini. Ci infiliamo in un altro ristorante tipico, popolato solo da locali, dove servono esclusivamente spiedini di carne di ogni genere — incluse frattaglie. Optiamo per classici spiedini di pollo, polpette di carne e chicken wings, con una salsa simil senape mooolto piccante. Sono le 23.00 e visitiamo Rappongi — peccato che il martedì praticamente tutto chiuda a mezzanotte. Nel giro del quartiere a piedi scopriamo la Tokyo Tower, 333 metri, molto simile alla Tour Eiffel.

La sveglia stamattina è stata una tragedia (infatti non l'ho sentita). Ieri notte ho finito davvero tardi di aggiornare il diario e questa mattina mi sentivo un po' uno zombie. Ma passiamo alle cose importanti: doccia, colazione, check-out dalle nostre "amate" capsule e via in taxi verso la Tokyo Station, dove prendiamo il primo Shinkansen direzione Osaka.

Lo Shinkansen, tradotto "bullet train", introdotto in Giappone a metà degli anni '60 è considerato oggi il treno più veloce e sicuro del mondo (oltre 400 km/h e zero incidenti accidentali, solo due deragliamenti dovuti rispettivamente a uno tsunami e a una tempesta di neve). In circa due ore arriviamo a Osaka. Il paesaggio sfreccia letteralmente fuori dal finestrino.

Arriviamo alla stazione Shin Osaka. Il nuovo Capsule Hotel è decisamente superiore rispetto al precedente: molto più curato e meno affollato, le capsule sono delle vere e proprie stanze, piccole ma pur sempre stanze. Facciamo il check-in al volo e usciamo a pranzo. Siamo nel cuore di Osaka, a pochi metri dalla Namba Station e dal vivace quartiere di Dotonbori. Troviamo un bel locale tipico e mangiamo un piatto visivamente poco invitante ma, credetemi, delizioso!


Sazi e felici comincia il vagabondaggio verso il quartiere di Chūō-ku e poi a piedi verso il Castello di Osaka, uno dei simboli dell'unificazione del Giappone. Si trova immerso in un parco davvero spettacolare, soprattutto durante la stagione dei cherry blossom. Non visitiamo il castello internamente ma ci godiamo il parco e il paesaggio.






Il parco è davvero grande, ci mettiamo qualche ora a girarlo tutto e poi riprendiamo la metro verso il Kaiyūkan, ovvero l'Acquario di Osaka, nonché il più grande acquario del mondo. A ridosso si trova la Red Horse Osaka Wheel, una ruota panoramica con cabine totalmente trasparenti alta ben 123 metri, la più grande del Giappone.


Sono già le 18.00, l'acquario chiude alle 20.00, quindi facciamo i biglietti (circa 18€/biglietto) ed entriamo. Una lunga scala mobile ci porta all'8° piano, dove inizia un percorso in discesa a spirale attorno a una enorme vasca centrale, al cui interno nuotano pacifici due splendidi esemplari di squalo balena, le mascotte della struttura 🦈


Usciamo dal Kaiyūkan che ha iniziato a piovere e si è alzato un vento freddo poco simpatico. Fortunatamente troviamo un locale che ci ispira subito fiducia, chiamato Moriya. Anche qua i posti a sedere sono su un bancone fronte cucina, composta da enormi piastre su cui i due cuochi preparano tutto davanti a noi. Ordiniamo: Beef fried noodles, Octopus fried noodles, Mixed grilled seafood e Kobe steak. Una cena da 10 e lode 😋



Cambio di outfit al volo e si torna all'aperto, alla ricerca di un bar dove concludere la giornata a Dotonbori. Dopo un po' di girovagare atterriamo in questo micro locale, Yell Bar. Ordiniamo un whiskey giapponese e due birre e intavoliamo una curiosa discussione col barista (che si chiama Nagatomo — gli esperti di calcio ricorderanno chi era all'Inter), forse la prima persona che capisce e parla un inglese decente. In Giappone, sembra impossibile, ma quasi nessuno parla inglese.



千里の道も一歩から. La meta di oggi è Nara, una delle ex capitali del Giappone nell'VIII secolo. Il Parco di Nara ha una dimensione di 502 ettari (5 milioni di mq!!!) e al suo interno girano liberi circa 1.200 cervi, considerati animali sacri (l'uccisione di un cervo era punita con la morte) ed ora tesoro nazionale. Sono assolutamente abituati alla presenza umana, si lasciano avvicinare ed accarezzare e chiunque in città non si stupirebbe a trovarli anche in mezzo alla strada.


Per girarlo abbiamo seguito il percorso consigliato dalla Lonely Planet (~6km) partendo dal Tōdai-ji, patrimonio dell'Unesco. L'enorme portale ligneo affascina subito per la presenza di due enormi statue di legno che rappresentano i Guardiani Nio, rispettivamente Ungyo e Agyo, l'inizio e la fine.


Una volta dentro si apre il giardino con l'enorme edificio centrale del Tōdai-ji, nonché la struttura in legno più grande del mondo!

Appena entrati nel tempio, il Daibutsu cattura subito l'attenzione: alto 15 metri in bronzo e oro, è il "padre di tutti i Buddha". Mi affascina sempre molto visitare luoghi simili, trasudano storia, misticismo e rispetto da ogni dettaglio.


Prosegue il percorso lungo la collina verso gli altri templi e siti storici.



Termina la visita alle quattro di pomeriggio, non abbiamo pranzato. Per caso finiamo in un sushi bar dove il sushi scorre su un nastro trasportatore, inventato proprio a Osaka! Fate voi la conta dei piatti — noi avevamo fame ed era tutto delizioso 😜


Tornando a Osaka perdiamo la fermata e giriamo quartieri nuovi. All'alba delle 22.00 notiamo un ristorante i cui cuochi, in perfetta divisa, si inchinavano all'uscita dei clienti. Incuriositi decidiamo di fermarci: carni alla griglia stratosferiche, si scioglievano in bocca. Uno dei cuochi parlava addirittura un po' di italiano e ci ha lasciato il biglietto da visita con due mani e un inchino — importantissimo per loro!




Sorpresa: oggi diluvia. Ci svegliamo con la pioggia, il cielo nero, e questo sfortunato maltempo oggi non ci dà neanche un minuto di tregua. Prima di partire, tappa all'Umeda Sky Building: due torri gemelle di 40 piani, collegate in cima da un balcone panoramico circolare chiamato Floating Garden Observatory. Vista a 360° su Osaka… peccato che il maltempo abbia azzerato il fascino! Un po' delusi, recuperiamo le borse e prendiamo lo Shinkansen per Kyoto (20 minuti). Se fino ad ora avevamo incrociato pochi occidentali, a Kyoto la situazione cambia drasticamente: sembra di essere in Europa, turisti ovunque. Masse di gente che si spostano a fiume. Pazzesco.
Troviamo in fretta il nuovo Capsule Hotel (l'ultimo del viaggio, poi hotel normali e Ryokan). Dopo un pranzo a base di ravioli alla piastra e riso di vario genere, visitiamo il Nishiki Market, un mercato coperto che si estende per ben cinque isolati, in cui si trovano ancora negozi storici di ogni genere e si respira, in certi punti, un'aria d'altri tempi.

Passiamo diverso tempo tra i corridoi di questo enorme mercato. Troviamo anche una sala da gioco un po' inquietante, dove decine di macchinette simili a slot-machines sono occupate da giocatori anziani in trance. Giriamo i tacchi abbastanza in fretta e ci ributtiamo sotto al maltempo. Percorriamo qualche isolato senza meta, finché una vetrina attira la nostra attenzione: un Barber Shop molto old school ✂️

Entrati diretti: io mi sono fatto dare una bella sbarbata (esperienza eccezionale) e Andrea una rivisitata al taglio. L'approccio col cliente e la cortesia del barbiere erano davvero superlativi, risultato ottimo! Scopriamo per caso che a Kyoto si trovano anche alcuni amici: tutti a cena insieme in un ristorante giapponese!


Oggi, finalmente, ci tuffiamo di testa nel cuore del Giappone che vediamo sui libri di storia e sulle cartoline. Alle 8.30 siamo già alla Kyoto Station, sul JR Sagano in direzione Arashiyama.
Arriviamo e ci troviamo all'ingresso della famosissima Bamboo Forest: un sentiero che si addentra in un'atmosfera quasi surreale, completamente circondati da splendide piante di bamboo, con piccoli templi e sakura in fiore. Il sentiero principale è un fiume di turisti… ma basta deviare per trovare sentieri secondari davvero magnifici e deserti!



La zona è altresì famosa per il Togetsukyo Bridge, un ponte sul fiume da cui si può ammirare la fioritura dei ciliegi. Sono anche riuscito a fare un selfie con una coppia di sposini giapponesi 🎎


Pausa pranzo a base di Udon Noodles, spaghettoni di soia in brodo con gamberi e alghe — la cucina giapponese ci piace sempre di più!

Arriviamo al Fushimi-Inari Shrine, uno dei templi shintoisti più famosi del Giappone, dedicato ad Inari, divinità del riso. I celebri Senbon Torii: sentieri costellati di portali arancioni per ~6km su e giù dalla montagna. Ogni Torii è stato donato (costo: dai 3.000 agli 8.000€ ciascuno).




Finiamo il percorso mentre ricomincia a piovere. Scappiamo verso il Kinkaku-ji, il Golden Pavilion: il tempio zen più famoso del mondo, con i primi due piani interamente ricoperti di foglie d'oro. Si specchia perfettamente sullo stagno. Fortuna vuole che durante la nostra visita smette di piovere e spunta anche il sole!




Concludiamo la serata con un giro nel quartiere di Pontocho, storicamente famoso per essere la zona delle geishe (il film "Memorie di una Geisha" è stato girato proprio qua). Oggi ci sono solo ristoranti e turisti, ma il quartiere è molto caratteristico per una passeggiata.



Se ieri abbiamo visitato le principali bellezze che incorniciano Kyoto in un quadro stupendo, oggi ci dedichiamo al cuore di questa città, che per più di mille anni fu capitale del Giappone. Di prima mattina, prendiamo la metro verso il quartiere di Higashiyama-Ku.
Il primo luogo che visitiamo è il tempio di Kiyomizu, in posizione collinare dominante. Il padiglione principale gode di una vista sulla città davvero suggestiva, con fontane a forma di drago e ciliegi in fiore. Ad immortalare la bellezza di questo tempio ci stava pensando, a modo suo, un anziano artista 🎨






Ci buttiamo nella zona commerciale di Higashiyama-Ku, la città vecchia di Kyoto: costruzioni basse rigorosamente in legno, oggi perlopiù negozi e ristoranti. Zona affascinante, si gira senza alcun problema nonostante i turisti.


Per caso su Google Maps compare lo Shōgunzuka: montagna a est di Kyoto. La leggenda vuole che all'interno sia sepolta una statua in armatura da guerra, talismano protettivo della città. Oggi è famoso per il suo Observation Deck: vista a 360° su tutta Kyoto e, nei giorni limpidi, anche Osaka.


Nello stesso complesso si trova un giardino zen davvero magnifico, forse il più bello tra quelli visti fino ad ora.



Il pomeriggio: il Palazzo Imperiale di Kyoto è misteriosamente chiuso, quindi giriamo il parco immenso. Poi pausa relax in albergo — eravamo cotti! La sera, cena all'Ippudo Nishikikoji, specializzato in ramen: noodles, brodo di carne, miso, soia, uovo, alghe. Non l'avevo mai provato — una rivelazione! Domattina sveglia presto, direzione… Hiroshima!!! 🚂


Oggi cambiamo completamente zona e ci spostiamo 300km a sud di Kyoto con il Nozomi Shinkansen. Arriviamo a Hiroshima e prendiamo il tram verso il Parco del Memoriale della Pace. Il 6 Agosto 1945, la bomba atomica ha vaporizzato 150.000 persone all'istante. Quattro punti principali, tutti con la pelle d'oca.
Il primo è l'A-Bomb Dome (cupola Genbaku), l'edificio che si trovava esattamente sotto l'epicentro dell'esplosione — la bomba è esplosa a 600 metri d'altezza per massimizzare l'onda d'urto. La struttura è semi distrutta ma è rimasta in piedi. Oggi è un monumento alla memoria.

Il secondo, più emozionante, è dedicato a Sadako Sasaki, una bambina sopravvissuta alla bomba ma morta dopo per le radiazioni. Aveva iniziato a costruire origami-gru, perché una leggenda giapponese vuole che dopo mille origami puoi esprimere un desiderio. Il suo era guarire e vivere. Purtroppo non ce l'ha fatta. Ogni anno migliaia di bambini depositano qui i propri origami come simboli di pace.

Il terzo è la fiamma della pace, che arde perennemente dal 1964 e non verrà spenta finché l'ultimo ordigno nucleare al mondo non verrà smantellato.

Il quarto è il Cenotafio del Memoriale, con i nomi di tutte le vittime. A ridosso del parco, il Museo su tre piani con fotografie (alcune molto forti) e reperti. Uno tra tutti mi ha colpito davvero: un triciclo.



Terminata la visita, ci dirigiamo al terminal dei traghetti: la prossima meta è l'isola di Miyajima. La principale attrazione è il Torii alto 17 metri che sembra galleggiare in mezzo al mare — uno dei panorami più famosi del Giappone.


Il Torii fa parte del tempio di Itsukushima, costruito su palafitte che all'alta marea sembrano galleggiare sull'acqua. L'isola è invasa da daini, anche loro completamente abituati all'uomo. È tardo pomeriggio e non abbiamo ancora pranzato: degli ottimi spiedini di pesce fresco da un ambulante locale!




Oggi non è andata esattamente come sarebbe dovuta andare… Nessuno sente la sveglia, ci alziamo alle 9 passate. Thunderbird verso Kanazawa, 300km a nord di Kyoto. L'albergo, questa volta un vero albergo (basta capsule!) con vere stanze, è a meno di un km dalla stazione.
Doccia fredda: i bus per Shirakawa-go sono tutti over booked, niente fino a domani pomeriggio. Provo in ogni modo a trovare una soluzione, improvviso anche quelle tre parole di giapponese che ricordo — niente da fare. Shirakawa-go salta.

Col morale a terra, ci avviamo a piedi verso l'Higashi Chaya District, famoso per le sale da tè ("chaya") dove le geishe facevano i loro spettacoli. Non tutti i mali vengono per nuocere però: Kanazawa si rivela una città eccezionale, forse la più bella e tipica visitata fino ad ora. Il centro storico mi ricorda subito il Giappone dei manga e degli anime, con vie ordinate e file di basse costruzioni in legno.



Nel primo pomeriggio un gelato al tè verde da una bottega del centro. Poi ci spostiamo verso il Parco del Castello di Kanazawa, dove si trova il Kenrokuen, uno dei tre giardini zen più belli del Giappone (costruito nel 1632). In certi punti ti lascia letteralmente a bocca aperta, rasenta la perfezione: ciliegi, bonsai, cascate, laghi, carpe e statue.





All'interno del parco sorge il Castello di Kanazawa, circondato da giardini immensi, con l'Ishikawa-mon Gate come portale principale.



Cena all'Ippei Sushi, minuscolo locale con dieci coperti fronte banco. Il sushi migliore del viaggio. I proprietari ci spiegano che il nigiri si mangia con le mani, non con le bacchette — le bacchette servono solo per il sashimi.



Questa mattina ci dà il buongiorno un leggero mal di testa, dovuto alla combo birra & sakè di ieri sera. Nonostante tutto, ci alziamo di buon'ora. Shinkansen verso Nagano, poi treno locale per Yamanouchi, piccolo villaggio di montagna. Piove tutto il giorno. Prendiamo un taxi e raggiungiamo il nostro primo ryokan, chiamato Koishiya.
I ryokan sono i tradizionali alberghi giapponesi, rimasti invariati per centinaia di anni: pavimento in tatami, letto futon e bagno condiviso. Alla reception troviamo Sachico, che parla un ottimo inglese. Ci spiega le due attrazioni principali: gli onsen (acqua bollente dalle rocce) e il Jigokudani Monkey Park.


Nel pomeriggio, nonostante il diluvio, visita al Jigokudani Monkey Park: un sentiero sale lungo la montagna e non tardano ad apparire le prime scimmie, abituate alla presenza umana. Dopo venti minuti, compare la famosa piscina naturale di acqua calda dove i macachi si fanno tranquillamente il bagno. Uno spettacolo unico — pare sia l'unico posto al mondo dove le scimmie fanno il bagno.







Il diluvio non accenna a smettere, siamo fradici. Rientro al ryokan per cambiarci e riposare. Beviamo il classico tè verde al bar con Sachico (29 anni, da Tokyo, ha abbandonato la metropoli per vivere in mezzo alla natura). Riposarsi in un ryokan ha un aspetto quasi mistico, sembra davvero un salto indietro nel tempo.

Alle 20.00 l'autista Daitsuke ci porta al Sansuikaku, un onsen privato. L'acqua è a 43°. Il contrasto con il freddo e la pioggia è eccezionale… si sta da dio! Un'ora a mollo, poi cena al ryokan con riso, salmone e funghi locali fritti nella birra. Speriamo fossero tutti commestibili! Il futon ci aspetta.



Stamattina ci dà il buongiorno un sole incredibile (finalmente!) che illumina piacevolmente tutta la stanza del ryokan, filtrando tra le sottili finestre di legno e carta. Per la prima volta in due settimane facciamo una colazione normale, comodamente seduti ad un tavolo, con brioches e cappuccino. L'autista del ryokan ci riporta alla stazione di Yamanouchi (purtroppo non riusciamo a salutare Sachico prima di partire).
In un paio d'ore di Shinkansen raggiungiamo Tokyo e, appena arrivati alla Tokyo Station, acquistiamo subito i biglietti per la gita di domani al Lago Kawaguchiko ai piedi del Monte Fuji (diverse linee erano già piene — rischiavamo come con Shirakawa-go!). Check-in al B Tokyo Shimbashi, finalmente un vero letto.

Via in direzione Odaiba con la linea sopraelevata Yurikamome, attraversando il Rainbow Bridge. La stessa tratta sopraelevata offre panorami davvero belli.


Raggiungiamo Odaiba, un'isola artificiale ingrandita negli ultimi 30 anni rubando spazio al mare. Zona commerciale, mega mall, vista pazzesca sullo skyline… e il Gundam gigante in dimensioni reali che ci dà il benvenuto!


Passiamo il pomeriggio dentro e fuori i mall e in giro per l'isola. Molto bello anche il palazzo della Fuji TV, la principale emittente nazionale. Ma è al tramonto che si gode lo spettacolo più bello: vista mozzafiato sullo skyline di Tokyo e sul Rainbow Bridge. Le foto non rendono giustizia alla vera bellezza del panorama. C'è anche una "sorella minore" della Statua della Libertà 🗽




Giro per negozi a Ginza, poi taxi fino a Shinjuku, lo stesso quartiere della prima sera. Ritroviamo lo stesso ristorante tipico — siamo ben felici di tornarci. Domani si va a vedere il Monte Fuji!



Oggi, ahimè, è l'ultimo giorno pieno di questo viaggio. Quale modo migliore di concludere in bellezza, se non visitando quello che è per eccellenza il simbolo di questo paese? Pullman JR verso il Lake Kawaguchiko, circa due ore a sud di Tokyo, a 1.000 metri sul mare.

Arriviamo alla Kawaguchiko Station e prendiamo la Red Line, bus locali che girano tutto il giorno intorno al lago. Qualche chilometro più avanti, eccolo che finalmente compare: vetta innevata, aureola di nuvole, cielo azzurro perfetto.


Lungo il lago: piccoli centri abitati, ciliegi in fiore, pescatori al lavoro, giardini di bonsai. Un percorso davvero suggestivo, goduto senza fretta.






Alle 16.30 il pullman prenotato riparte puntualissimo per Tokyo. Ho dormito due ore e mi son svegliato praticamente in città. Sera ad Akihabara, il quartiere più folle, affascinante, malato e luminoso della capitale.

Mega store di elettronica dove si può trovare tutto, interi palazzi di sale giochi stratosferiche, negozi di videogiochi retrò, vestiario a tema, gadget di ogni tipo, monomarca dedicati ai manga. C'è davvero di tutto, ma proprio tutto quello che potete immaginare, e anche quello che io personalmente non avrei mai immaginato di trovare!!! Meriterebbe una giornata intera.



Cena in un locale affollatissimo vicino a Ginza. È venerdì sera, in giro ci sono parecchi giapponesi in perfetto look da lavoro totalmente ubriachi — metodo alternativo per "staccare la spina". Ora che ho realizzato che questo viaggio volge al termine, vado a letto già con un po' di nostalgia 😞


Ebbene sì, il giorno della partenza è arrivato. Abbiamo ancora un paio d'ore a disposizione quindi, dopo aver fatto le borse, prendiamo un taxi verso Shibuya. Ad attenderci qui, nascosto da un mare di folla, c'è la statua grandezza naturale di Hachiko, il cane di razza Akita che, tra il 1923 e il 1935, aspettò per tutta la vita il ritorno del suo padrone (purtroppo defunto) alla stazione dove lui tutti i giorni rientrava dal lavoro.

Sembra di vedere la statua di Giulietta a Verona: tutti in posa per una foto ricordo. Proseguiamo con un ultimo giro per il quartiere di Shibuya, zona più giovane e alternativa di questa capitale davvero gigantesca. Ultima pazzia di questo paese: ci si può travestire da personaggi di Super Mario, noleggiare un go kart e girare tranquillamente per le strade del centro!


Il tempo corre, quindi rientriamo veloci in albergo, facciamo il check-out e ci incamminiamo verso la Shimbashi Station, poi express fino al Terminal 1 del Narita Airport.

Tra pochi minuti imbarcano… mentre scrivo l'ultima vera pagina di questo diario mi rendo conto di quante cose siamo riusciti a fare in un lasso di tempo nemmeno eccessivo, e soprattutto di quante cose avrei voluto fare ma non ho potuto. Motivo per cui sono sicuro che questo è solo un…