Mi presento
Brevemente: mi chiamo Roberta, ho 23 anni, una splendida famiglia e una vita di cui non posso lamentarmi. Amo lo sport, l'aria aperta, il sole, il mare, le fotografie, e come capirete da questo blog, amo viaggiare.
Agosto 2012 — Dicembre 2012
«Curiosità non è se non vanità. Quasi sempre, si vuol sapere solo per discorrerne. Non si affronterebbero viaggi per mare, se non si dovesse mai dirne nulla, e per il solo piacere di veder cose nuove, senza la speranza di poter mai parlarne con altri.»— Blaise Pascal
Capitolo I
Brevemente: mi chiamo Roberta, ho 23 anni, una splendida famiglia e una vita di cui non posso lamentarmi. Amo lo sport, l'aria aperta, il sole, il mare, le fotografie, e come capirete da questo blog, amo viaggiare.
Già l'appellativo indica una certa affinità tra me e la città. Il mio segno zodiacale e una "certa" somiglianza con Lyon, città dove ho vissuto 4 mesi, città che ho adorato. Questa città nasconde qualcosa di magico, che ho sentito dentro di me ancora prima di partire.
Mattina della partenza: dormo circa due ore. Parto sapendo di avere 5 coinquilini, ma non una casa, un ostello prenotato il pomeriggio prima, e zero dollari locali.
Arrivo a Singapore: dopo aver congelato in aereo, la calura afosa della città si sente con piacere per i primi 5 minuti. Arrivo in ostello, tempo di fare il check in… Doriana! Doriana è la mia coinquilina mezza italiana e mezza francese che mi riconosce e mi dice di sbrigarmi che abbiamo un appuntamento per vedere due case. Arrivata giusto in tempo. Non faccio nemmeno in tempo a fare pipì.
Uno dopo l'altro siamo arrivati tutti: Laurynas (lituano), Violaine (francese di Lione, mia compagna di stanza), Rosario (originaria dell'Argentina, vive in Svezia) e Vashi (afgano, studia ingegneria in Svezia). Dopo due ore passate tutti assieme, sembrava ci conoscessimo da molto più tempo.
Abbiamo girato la zona di Marina Bay e siamo saliti sulle torri: sembra di essere nel futuro! Abbiamo visitato spesso China Town, dove si mangia con pochissimo. La cucina qui è ottima; alcuni piatti molto spicy, altri fritti, altri sanissimi come il chicken rice, tipico per tutti i pranzi.
Siamo poi andati per la prima volta in università per la riunione di benvenuto. La Nanyang Technological University è enorme: ci sono taxi, free shuttle, bus per spostarsi. Talmente grande che mi sono persa una decina di volte e sono entrata 20 minuti dopo alle prime due lezioni perché non trovavo la classe!
Abbiamo visto 3 bellissimi quartieri: Chinatown, Little India (dove abbiamo chiesto alla polizia indicazioni per il mercato delle cose rubate!) e Arab Street, un piccolo paradiso colorato di negozi carinissimi.
Il nostro week end fuori porta è saltato; non siamo riusciti a partire perché non c'erano più posti né sui bus né sui treni per arrivare a Kuala Lumpur.
Oggi abbiamo optato per una giornata all'insegna della natura. Direzione: Chinese Garden and Japanese Garden!
Abbiamo passeggiato in lungo e in largo, goduto un po' di pace in angoli tranquilli e siamo andati a vedere il museo delle tartarughe, che in realtà ci hanno fatto molta pena. Inoltre, molte di loro erano proprio brutte!
Due giorni all'insegna del mare! Domenica: sveglia presto (le 8.30!), colazione abbondante, MRT, bus, boat e arriviamo a Pulau Ubin.
Abbiamo noleggiato le biciclette, una più sgangherata dell'altra, e pedalato tutto il giorno per l'isola, per poi rilassarci verso sera in spiaggia. Al ritorno in metro è stato infinitamente lungo, ma divertente: c'era un ragazzo che indossava due paia di jeans... rubati! Lo sappiamo per certo perché si è dimenticato di togliere l'etichetta!
Oggi pomeriggio siamo andati a Sentosa, l'isola con la spiaggia più popolare a Singapore. Non c'è nulla di naturale. La spiaggia è molto bella, quasi caraibica, ma completamente artificiale! Stasera invece è stata la nostra flat dinner… cheeseburger and chips!!
In questa grande metropoli c'è tutto, o quasi. In qualsiasi posto si vada a mangiare è pressoché impossibile trovare coltelli e tovaglioli. Non ci sono cani: credo che mi basti una mano per contare quelli che ho visto. E le metro sono pulitissime perché è vietato sia bere che mangiare una volta varcata la soglia della stazione. Pena? Multa di 500 SGD!
Le persone dormono ovunque: in classe, sulle panchine, in metro. In metro è particolarmente divertente, perché ondeggiano da una parte all'altra, e a volte si addormentano sulla spalla del vicino!
Venerdì abbiamo festeggiato il nostro "flat warming party", ovvero l'inaugurazione del nostro appartamento. A una certa ora è arrivata la polizia a fermare la festa. Molte persone sono state contentissime della nuova esperienza!
Ecco la mia stupenda "family": Laurynas, Violaine, Rosario, Io, Doriana, Vashi.
Sapete qual è l'esperienza che mi permette di autodefinirmi coraggiosa? L'essere entrata in una bettola, ovvero un parrucchiere low cost della stazione di Boon Lay, per tagliare i capelli e uscirne soddisfatta! Mi è costato 3,90 SGD, ovvero due euro e ottanta centesimi. Sarà il mio nuovo appuntamento mensile!
Continuo raccontando che la settimana universitaria è andata bene, così come la prima presentazione alla classe mia e di Marghe. Ora anche a Singapore conoscono la Rivauto, contento papi?
Questo simpatico cicciottello è Erik (ovviamente non è il suo vero nome). Lui trova le lezioni poco interessanti, credo:
Per concludere in bellezza, finalmente ho visto Orchard Road, la via più "negoziosa" e mondana di Singapore! Ora passo e chiudo perché parto per il mio primo week end fuori porta!
Capitolo II
2 giorni di: mare, cibo, relax e divertimento. Ciliegina sulla torta il massaggio fronte mare, peccato solo che mi è venuto il mal di schiena che prima non avevo!
Il week end è stato organizzato benissimo: 208 studenti, 2 resort prenotati, pullman a disposizione e spiagge bellissime.
Venerdì sera cena su una terrazza sul mare e festa in piscina. Sabato mega colazione, isoletta (a cui siamo arrivati in barca – quasi all'avventura, ancora un po' e voliamo in mare!), pranzo/cena alle 5, festa in spiaggia!
Domenica bis di mega colazione, spiaggia, relax e foto! La sera siamo arrivate a casa all'una e abbiamo trovato la cena pronta: pancakes con nutella, zucchero e marmellata!
Venerdì sera optiamo per uscire a cena a Holland Park, pieno di ristorantini carini e molto "occidentale". La verità è che avevo una gran voglia di pizza. Passeggiando ci fermiamo davanti al ristorante "da Paolo", e scopriamo che un amico lavora proprio là. Ci fanno accomodare offrendoci Champagne dalle 9 alle 11 di sera! Qui a Singapore il peggiore dei vini costa più di 10 dollari a bicchiere. Per concludere in grande, 3 super porzioni di tiramisù arrivano al nostro tavolo!
Sabato, giornata di relax. Siamo io e Violaine. Ci buttiamo sui pancake, e solo un forte senso di educazione ci ha fatto ingoiare quello che abbiamo mangiato: Pancake ripieni alla crema di Durian. Sapete cos'è un Durian? È il frutto più orribile che si possa mangiare! L'odore è rimasto nelle nostre bocche per circa 5 ore, finché non ci siamo buttate da McDonald a mangiare patatine fritte!
Solo per averne un'idea… è vietato portarlo all'interno delle MRT:
Nel frattempo siamo andate allo zoo, che ovviamente aveva chiuso da 10 minuti, così abbiamo optato per il night safari. Nuova scoperta a Singapore: bagni versione baby!
Capitolo III
Week end quasi al femminile: Io, Violaine, Rosario, Doriana e Mattia, beato tra le donne! Il nostro viaggio inizia venerdì sera alle 6, con questa successione di eventi: metro, bus, secondo bus, confine di uscita da Singapore, terzo bus, confine per entrare in Malesia, quarto bus, arrivo alla stazione dei bus a Larkin, McDonald, quinto bus. Arrivo a Kuala Lumpur: ore 4.20 am!
La prima cosa che vediamo è un gran bel ratto che ci attraversa la strada. Questa città è ricchissima nel centro, ed estremamente povera a 200 metri di distanza. In poco tempo troviamo un ostello per la grande cifra di circa 5 euro a notte. La carta igienica non fa parte dell'essenziale: non sono andata in bagno per due giorni!
Prima tappa: Batu Caves, un santuario buddista costruito all'interno di un'enorme grotta.
In lontananza si vedono anche le Petronas Twin Towers — due torri gemelle alte 452 metri, costruite dall'architetto argentino Cesar Pelli tra il 1995 e il 1998, diventate il simbolo del progresso economico della Malesia. Possiedono 32.000 finestre.
Domenica abbiamo scoperto il grande mercato del cibo di China Town: un odore irrespirabile, ma è il posto più bello che abbia visto in città. Il vecchio che vendeva la carne di pollo sul bancone, sotto il banco aveva le galline vive.
Capitolo IV
Incomincio dicendo che questo viaggio a Hong Kong è stato bellissimo! Partiamo io e Tia giovedì pomeriggio. L'impressione è quella di arrivare in una città simile a Times Square di NY — c'è addirittura un quartiere che si chiama proprio così!
La giornata di venerdì inizia presto e finisce molto tardi: computer center a Sham Shui Po, poi il Victoria Peak per ammirare il panorama... ovviamente con una nebbia pazzesca.
Alle 20 assistiamo al Light Show, lo spettacolo di luci sui grattacieli. 5 minuti prima dell'inizio inizia a piovere fastidiosamente, ma la pioggia non rovina lo spettacolo!
Finito il tutto, corriamo ai taxi perché abbiamo la nave per Macao mezz'ora dopo. Macao è una sorta di Las Vegas: casino e prostitute, a eccezione del centro storico che è molto europeo, siccome l'isola era portoghese. All'una e 30 abbiamo la nave di ritorno, controlli, taxi e finalmente alle 3.30 siamo a letto.
Sabato mattina visitiamo il Chi Lin Nunnery, un monastero buddista totalmente in legno, con dei bonsai fantastici.
Giro in solitaria: Avenue of Stars con le statue, tra cui quella di Bruce Lee, e le stelle sul pavimento con gli autografi delle star. Non ne conoscevo mezzo. Verso le 6 faccio una pausa da Starbucks e bevo il primo cappuccino da quando sono in Asia. Che bontà! Un dolce ricordo.
Domenica mattina: Stanley Market, un mercatino molto tipico sul mare. Non sembra nemmeno di essere a Hong Kong.
Capitolo V
Come descriverei brevemente Bali: albe e tramonti meravigliosi, traffico selvaggio e paesaggi atipici. Per traffico selvaggio intendo l'inesistenza di regole: i semafori sono dei consigli, la gente supera sia a destra che a sinistra. È pieno zeppo di motorini. Vedere un motorino con una sola persona è l'eccezione: minimo tre è la regola.
La cosa più bella e inaspettata della vacanza è stata l'ospitalità ricevuta: siamo stati ospitati a casa di Ruben, un ragazzo che faceva scout con me e mio fratello. Komang, la signora che tiene la casa, mi ha insegnato a cucinare i mi koreng, un piatto tipico indonesiano gustosissimo!
Bali è il paradiso dei surfisti. Spiagge lunghissime e onde alte. Il primo giorno a Kuta abbiamo incontrato per caso un gruppo di francesi con cui abbiamo passato la serata: barbeque all you can eat e shisha al rooftop garden.
A Lombok abbiamo viaggiato in nave di notte. Appena saliti, ci siamo dovuti sistemare fuori, alzandoci alle 5 del mattino come dei cubetti di viaggio, ma con l'alba a darci il buongiorno. Lombok: molta più natura e molto meno turisti.
Le Gili Islands: tre piccole isolette a meno di un'ora di barca da Lombok. Ostello a meno di 5 euro a notte, ma compensato con un'ottima cena di pesce in un bellissimo ristorante in riva al mare. Il giorno dopo abbiamo prenotato il giro con la barca col fondo di vetro e fatto snorkeling. Abbiamo visto le tartarughe: magnifico!
Il penultimo giorno avevamo prenotato per vedere l'alba al vulcano: sveglia alle 2. Arriviamo al punto di partenza, prendiamo la guida e iniziamo a camminare che non sono nemmeno le tre del mattino. La scalata è stata ripida e anche un po' faticosa, ma lo spettacolo dell'alba vista dalla cima di un vulcano è stata indimenticabile.
Capitolo VI
Tornata da Bali, ho studiato per il primo parziale che dovrebbe essere andato bene. Finalmente ho speso un week end a Singapore, dopo circa un mese di assenza! L'università va bene, ormai la metà del semestre è stata abbondantemente superata, mancano 4 settimane di lezioni e poi gli esami.
Ci siamo buttati alla scoperta di tutte le 16 mense all'interno del campus. Le preferite: la canteen 2 e la food connection. Ho scoperto anche che nella canteen 1 fanno il gelato!
Il 17 ottobre è stato il compleanno di Violaine: abbiamo organizzato una festa a casa e poi siamo andati in centro!
Il week end successivo siamo andati all'Infinity Pool, la piscina al piano 55 del Marina Bay Sands. Godendoci piscina e idro-massaggio con vista della città a 360°!
Capitolo VII
Decisione dell'ultimo minuto: giovedì sera si parte per Malacca, piccola città della Malesia, a metà strada tra Singapore e Kuala Lumpur. Coscienti che alle 8 di sera non partono più bus, decidiamo di tentare lo stesso. Chiudiamo la trattativa per partire con un taxi che del taxi ha ben poco: una macchina rossa sportiva e un autista un po' bizzarro. 240 km di strada, tre ore sul bolide rosso. Da non dimenticare il sottofondo di rutti consecutivi fatti da Schumacher versione asiatica!
Arriviamo sani, salvi ed esausti a Malacca alle 3.30 del mattino: deserto totale. Con un po' di fortuna troviamo posto in una guest house, e dormiamo fino alle 11.
In questa cittadina sembra di essere in un piccolo angolo d'Europa. È stata per secoli dominata da olandesi, inglesi, ecc. Chiese, piccole casette colorate, mercatini, e una marea di risciò pieni di fiori e con musica da discoteca per portare in giro le coppiette innamorate.
Capitolo VIII
Grazie David e Mario per l'ospitalità e la calda accoglienza, e grazie David per averci fatto da guida dell'isola! Patong è un centro estremamente caotico, pieno di negozi e ristorantini. La cosa che salta all'occhio: la rete di distribuzione dell'energia elettrica è sospesa, con matasse di fili che si stendono sui pali, nelle vie, per poi attaccarsi alle case.
La giornata di sabato è stata interamente dedicata alla gita in barca all'arcipelago di Phi Phi Islands. Ko Phi Phi Leh, nota per essere stata il set del film The Beach con Leonardo DiCaprio, ospita una colonia di uccelli i cui nidi, ritenuti afrodisiaci, sono consumati come ingredienti di zuppe.
Domenica: visita al grande Buddha di Phuket, da cui si può godere un fantastico panorama sull'isola. Il Big Buddha deve ancora essere ultimato, e ai suoi piedi c'è un piccolo tempio dove i monaci raccolgono le offerte. Ci sono alberelli su cui sono appese delle banconote, altri su cui sono appese campanelle. Pare che i Tailandesi siano estremamente superstiziosi.
Il pranzo è stato memorabile: abbiamo acquistato il pesce al mercato dei pescatori e ce lo siamo fatto cucinare da alcuni ristoranti proprio di fronte al porticciolo — barracuda, granchio al curry, insalata di papaya, gamberi fritti. Alcuni dei colori più belli che abbia mai visto.
Un racconto speciale: la settimana di Singapore vista dagli occhi della mia amica Marianna, venuta a trovarmi dall'Italia.
«Ieri ho lasciato Singapore. Tre valeriane e tredici ore di dormiveglia dopo sono arrivata a Malpensa, accompagnata da una certa quantità di merce umidiccia stipata in valigia, un diario scritto a metà e tenuto senza costanza, un mazzo di cartoline scritte ma non spedite, una chiavetta piena di fotografie scattate da altri e un quintale di souvenir per comprarmi l'affetto di chi ho lasciato a casa. Niente di nuovo sotto il sole, per chi mi conosce un pochino.
Singapore è una città molto strana, è tante città. Potrebbe sembrare un'osservazione banale, eppure è questa la sensazione che si percepisce girando a piedi da un quartiere all'altro. Uno modesto e uno lussuoso, uno affollato e uno deserto, uno pulito e uno sporco. Ma questi quartieri hanno tutti qualcosa in comune: il clima. Tropicale, umido da farti impazzire.»
— Marianna
Capitolo IX
Ebbene sì, oggi è sabato 17 novembre e il semestre è finito: 10 giorni per studiare e poi 4 esami! Martedì compleanno di Marghe e Giacomo: super pizzata in centro a Singapore e birra a Chinatown!
Giovedì, invece, siamo stati invitati a festeggiare il Deepavali (festa delle luci, indiana) con un pranzo in università. Evento della settimana: "End of uni party". La polizia è arrivata due volte, e alla seconda ha cacciato tutti a casa!
Per un po' basta feste e basta viaggi: il 7 dicembre finisco gli esami, e il 9 parto per il "grande viaggio": Vietnam – Cambogia – Tailandia e forse Laos! Strano da dire, ma la fine si avvicina. Ma vivo ogni giorno al massimo. Che meraviglia!
Mi trovo quasi a tirare le somme di questi quattro lunghi ed intensi mesi. Mi sembra ieri quando ho salutato il Ponzio a Malpensa e mi sono imbarcata sull'aereo direzione Singapore.
Cosa mi mancherà? Tutto. Mi mancheranno le mie coinquiline, le chiacchierate di sera con Violaine, il tragitto scuola–casa sullo shuttle bus con la Marghe, il cibo locale. Forse mi mancherà anche un pochino il clima.
Ho voglia di fare colazione col Ponzio e la Stefi la mattina presto, di fare la spesa della frutta il sabato mattina con la Cinziona. Ho voglia di dormire nel mio letto a castello. Ho voglia di andare a sciare e di giocare a tennis. La pizza mi manca da morire — penso che la prima settimana a casa me la mangerò anche a colazione!
Questa ultima settimana è volata! Il professore ci ha detto di stare tranquilli e io l'ho preso in parola: la mattina prima dell'ultimo esame ci siamo rilassate in piscina!
L'ultimo giorno di università siamo andate a prendere un caffè con Chris (il professore di data mining). Per ringraziarlo gli abbiamo fatto un piccolo regalo di Natale: la foto della serata del teatro. La cosa che ci ha lasciate senza parole: anche lui aveva pensato a un regalo di Natale per noi!
Ieri sera, abbiamo cenato a casa, fatto le ultime foto e siamo andati al ponte. Tanti saluti, niente pianti, e la speranza che i nostri destini si ri-incrocino in qualche città.
Tra 12 ore sarò imbarcata sul volo per Hanoi (Vietnam). Chissà!
Capitolo X
Prima tappa del giro: Hanoi. Arriviamo in aeroporto e la prima cosa che si sente è la differenza di temperatura. La cosa più importante da imparare è attraversare la strada senza essere stirati dalle miriadi di motorini: si attraversa molto piano, facendo attenzione ai motorini che ti considerano un paletto da aggirare. Nessuno si ferma!
Abbiamo visto il museo di Ho Chi Minh, il tempio della letteratura, diverse pagode, il lago, le trentasei strade. E abbiamo mangiato sempre in posti locali. Il piatto tipico si chiama bun cha: noodle di riso e brodo con pezzi di carne molto gustosi. Squisita! Costa pochissimo: poco più di un euro.
Domani ci sveglieremo presto e andremo ad Halong Bay per due giorni e una notte: un'area con circa 3000 piccole isole, patrimonio UNESCO.
Halong Bay in vietnamita significa "baia del dragone" proprio perché le miriadi di isolotti ricordano la schiena del drago metà sommerso dall'acqua. Ci siamo fermati a vedere due caverne, abbiamo navigato nella baia, e praticato kayaking. La notte in barca non è stata priva di sorprese: dei simpatici topi avevano mangiucchiato i dentifrici e un pezzettino di borsa di Violaine. Ma siccome abbiamo visto un posto meraviglioso, i dettagli meno piacevoli possiamo tralasciarli.
Poi 12 ore di treno nelle cuccette notturne e arriviamo a Hué, città imperiale nel centro del Vietnam. 3 dollari a notte a testa e la camera da 5 è nostra!
Abbiamo visitato la città imperiale tra le mura: un posto indescrivibilmente bello. Un cielo azzurro che faceva risaltare tutte le decorazioni orientali. In bici, su e giù per le colline vietnamite, abbiamo visitato tre siti storici — residenze imperiali con templi, teatri e giardini risalenti al 1800. Stanchi morti siamo tornati in ostello dopo 10 ore di visite. Abbiamo finito "all'italiana": pizza margherita al ristorante "little italy" di Hué.
Arrivo a Hoi An: entriamo nel primo ostello e troviamo un uomo nudo nel dormitorio. Proseguiamo. Nel secondo, scarafaggi nel bagno. La signora che sistema le stanze ha preso i piccoli animaletti per le cornine e li ha portati fuori!
Una volta sistemati siamo andati a girare il paesino: un lungofiume affascinante, acqua come olio e colori splendenti. Hoi An è famosa per i vestiti "tailor made": abbiamo scelto tutto — modello, colore, forma, materiale, design. Dopo ore di trattative, i nostri acquisti sarebbero stati pronti per il giorno successivo.
Poi My Son, che in vietnamita significa "the beauty of the mountain": un sito archeologico simile ad Angkor Wat, patrimonio UNESCO dal '99. Pesantemente bombardato durante la guerra, non restano che le rovine. Apparentemente era stato costruito con una tecnica avanzata: nessun materiale collante tra un mattone e l'altro, e ancora non hanno capito come.
Giornata di vero relax: spiaggia e sole, hamburger take away con consegna in spiaggia. Arrivati in aeroporto mi è preso un colpo: leggo che il volo per Ho Chi Minh è stato cancellato. Pensavo: la sfiga con i voli mi perseguita. Per una volta c'è un colpo di fortuna: è il volo di 10 minuti prima del nostro! Scampata!
Sveglia alle 5.30, direzione Mekong Delta: 4 ore di bus per fare probabilmente meno di 70 km. Arriviamo al fiume, prendiamo la moto taxi, poi la barca. Cielo blu, sole caldissimo e gente sorridente! Tutta la giornata in bicicletta sull'isola An Binh.
Ultima sera in Vietnam e più precisamente a Saigon — che ormai non si chiama più Saigon ma Ho Chi Minh, e voi tutti sapete il perché! Abbiamo visto il mercato galleggiante, le produzioni di riso soffiato, gallette di riso, caramelle al cocco, miele, pappa reale. La cosa più divertente: l'incontro col pitone e il viaggio in moto taxi.
La cosa più impressionante di Ho Chi Minh è il traffico. Avete presente via Vittorio Emanuele a Como sotto Natale? Immaginate strade larghe settanta metri, illuminate con decorazioni natalizie, e trafficate da fiumi di motorini. L'aria è irrespirabile.
Sto leggendo "Niente e così sia" di Oriana Fallaci: in questo viaggio in cui ho attraversato il Vietnam ho riconosciuto e dato un "volto" a tutti i posti citati nel suo capolavoro. Uno di questi è l'Hotel Continental, lussuoso albergo nel centro di Saigon, dove la Fallaci e altri giornalisti si trovavano per scambiare informazioni o più semplicemente per godere di momenti di "pace".
Oggi il museo della guerra. Impressionante: tre piani di fotografie documentanti la guerra, i suoi orrori e suoi postumi. Domani la sveglia suona alle 5.45 — ore 6.30 bus direzione Phnom Penh, capitale della Cambogia. Goodbye Vietnam!
Capitolo XI — Finale
5 giorni in un paese meraviglioso. Ottima meta per passare un natale che difficilmente dimenticherò, anche se il sapore del natale quest'anno è stato proprio diverso. La prima tappa è Phnom Penh: catapecchie circondate da grattacieli, un lussuosissimo palazzo reale nella cui piazza si riversano moltissime persone.
Abbiamo visitato il palazzo reale, il museo delle belle arti e la prigione S21, cioè una vecchia scuola trasformata in luogo di torture da parte dei khmer rossi dal 1976 al 1979. Pensando a quanto è piccolo il mondo, è proprio in questo orribile posto che incontro un barista del 101 di Noli! Incredibile!
Decidiamo di passare il natale in un posto più tranquillo: Siem Reap e i templi di Angkor Wat, che visitiamo in bicicletta proprio il 25 di dicembre! Ma siccome è natale ci concediamo anche qualche vizio: 4 ore di spa alla vigilia, e una super cena con tanto di vino bianco la sera di natale.
S. Stefano: i ragazzi locali ci hanno portate al lago. Relax sulle amache, pollo alla griglia, pesce, bagno nel lago con ciambellone! Ora aspetto il bus per Bangkok per incontrare finalmente il Gio! Ma non lasciamo la Cambogia senza aver fatto prima un bel massaggio, con tanto di pesciolini mangia pellicine.